martedì 6 dicembre 2011

La Domenica è del Signore


Non mi fido di un Governo che non riposa la domenica.

Ne abbiamo già avuto uno. Non molto tempo fa, che diceva di dormire tre o quattro ore a notte, perché lavorava per gli italiani. E che organizzava il Consiglio dei Ministri proprio di Domenica. E sappiamo tutti bene cosa faceva la notte, chi lo andava a trovare….

Non mi fido di chi è sempre attivo, sette giorni su giorni. Di chi non trova mai il tempo per riposare, per staccare la spina. Sono quelli che ci hanno portato al disastro negli ultimi quindici anni.

Prima promettendoci i fasti del neo-liberalismo, che avrebbe regalato lavoro e ricchezza a tutti, poi il nuovo miracolo italiano, con il famoso milione di posti di lavoro, che tutti ricordano. Almeno spero. Ci hanno “allettato” con le loro proposte fantasiose in Italia e nel mondo, facendo leva sulla nostra avidità…

Non mi fido di chi non si ferma mai, perché non ha più la capacità di pensare e ragionare, ma solo quella di blaterare, promettere e offendere.


Ma mi fido di un Governo che dice: “Oggi è domenica. Dobbiamo riposare. Perché domani dobbiamo prendere decisioni molto importanti che riguardano il futuro di un intera nazione. E lo vogliamo fare nel migliore dei modi, con la mente lucida”.


martedì 29 novembre 2011

CROLLA IL TG1, CROLLA L'ITALIA...


Sono tre anni che guardo solo i telegiornali di Rai Tre, La7 e Sky. Ho evitato accuratamente quelli di Rai Uno, Rai Due e dei tre canali Mediaset. Chiamarli telegiornali era, infatti, un’ offesa all’intelligenza, visto che si erano trasformati in armi di propaganda del Governo in carica. Pronti a incensare ogni parola e atto del nano, a rilanciare ogni falso “scoop” contro gli oppositori, magari creato ad arte dai servizi segreti di Niccolò Pollari e pubblicato casualmente sui giornali dell’ex presidente del Consiglio. Un vero e proprio gioco al massacro, fatto passare per informazione e addirittura quasi come una missione contro il controllo delle tv da parte  dei “comunisti”. Termine utile per indicare tutti quelli che si permettevano di criticare il Governo.




CROLLA IL TG1 - A quanto pare questa mia scelta personale, è stata fatta propria da tanti italiani. Domenica il Tg1, da sempre l’ammiraglia dell’informazione nazionale, è naufragato in termini di ascolti, passando dal quasi 30% a cui era abituato sino a qualche tempo fa, ad un ben più misero 16% e facendosi superare anche dal Tg3. In poco più di due anni il direttore Minzolini è riuscito nell’impresa di dimezzarne gli ascolti. Un vero e proprio capolavoro in negativo, che in trenta anni non era riuscito a nessuno dei suoi predecessori. Un fallimento di un sistema, che se esteso ad altri ambiti, fa capire bene come il potere di questi anni sia riuscito a portare sul lastrico il paese Italia. Il "sistema Minzolini” è stato applicato praticamente in ogni ambito, sia pubblico, che privato, nel quale i politici al potere in questi anni potevano arrivare, dalla Protezione Civile, alla FinMeccanica, con conseguenze drammatiche.


TG1/PAESE-ITALIA - Proviamo a considerare il Telegiornale come un’impresa: c’è un direttore Gianni Riotta che, pur essendo stato nominato dal precedente Governo, dal 2006 al 2009 aveva garantito con i suoi pregi e i suoi difetti,  una certa imparzialità e una discreta qualità dell’informazione, mantenendo buoni ascolti. Questo vuol dire che mantiene anche il pubblico e nel caso fosse un’azienda i clienti e i posti di lavoro.


SPAZIO AI RACCOMANDATI - Con le nomine del nano si cambia, invece, completamente rotta. Le credenziali per ambire ad una posizione importante come il Tg1 diventano altre: non la formazione, la preparazione o le capacità, come dovrebbe essere in un paese normale che mira a crescere. Il criterio di selezione è la fedeltà al nano, la capacità di tesserne le lodi in ogni momento, di favorire gli “amici” e sfavorire i nemici. 




TG1 - L'AQUILA, STESSO SISTEMA - Mettendo nell’angolo la professionalità di persone, in questo caso per esempio Maria Luisa Busi (La lettera di dimissioni), che dopo anni di conduzione del Tg1, ha preferito farsi da parte, piuttosto che mortificare la propria dignità. Ovviamente ad essere promossi sono tutti quelli che non danno fastidio al potere, anche se questo, quasi sempre, implica un abbassamento della qualità. E di conseguenza degli ascolti, della pubblicità, degli introiti e dei posti di lavoro.

Allargando i discorsi ad altri ambiti, questo vuol dire che in caso di assegnazione di appalti, come evidenziato da diversi scandali emersi anche per il terremoto dell’Aquila, i lavori non vanno assegnati alle ditte migliori, ma a quelle degli “amici”. Un vero e proprio schiaffo ad una città, che ha visto crollare palazzi, perché costruiti in maniera frettolosa e non adeguata, come ad esempio la Casa dello Studente, in cui persero la vita diversi ragazzi.


E L'ITALIA PERDE - Premiando gli amici, anche se incapaci, e mettendo da parte le persone o le aziende più adatte o addirittura all’ avanguardia, si decreta la morte di un paese. In piccolo è quello che Minzolini ha fatto al Tg1, con servizi inutili su animali e feste, con notizie nascoste e altre evidenziate in maniera sproporzionata, con vessazioni contro chi non si adeguava. Lui, è il sistema di potere di cui fa parte, hanno decretato il fallimento del Tg1. Questo sistema ha decretato il fallimento dell’Italia.


DIMISSIONI ORA - Ora Minzolini dovrebbe dimettersi. Ha fallito dal punto di vista dell'informazione, di bassa qualità, e anche degli ascolti, in caduta libera. Non è stato in grado di assolvere al compito, per il quale è stato chiamato e dovrebbe lasciare spazio a qualcuno in grado di farlo.

E come lui 
i vari Minzolini, messi in luoghi di potere solo per "amicizie", sparsi per l'Italia, per finalmente tornare a fare spazio ad una classe dirigente in grado di fare, o almeno che provi, a fare progredire il paese, piuttosto che dedicarsi a feste, festini, intrallazzi, trasmissioni televisive e polemiche varie!

lunedì 21 novembre 2011

CON IL NANO ALLE SPALLE E LO SGUARDO VERSO IL FUTURO


E cosi in un battere d’occhio ci troviamo finalmente proiettati in una nuova era. Con le stesse problematiche di due settimane fa, ma con un approccio diverso: quello di trovare una soluzione! 


Non siamo più ostaggi di un nano malefico e dei suoi pseudo-ministri, che avevano come unico obiettivo quello di mantenere il potere, senza preoccuparsi minimamente di fare quello per cui erano stati eletti: Governare. La loro unica preoccupazione era quella di denigrare, mettere nell’angolo l’avversario con ogni mezzo, lecito e non lecito, disponibile. Quell’atmosfera di guerriglia continua a cui ci avevano costretto sembra ora, e per fortuna, lontana un secolo e in pochi davvero sembrano rimpiangerla. 


NEL FANGO - Il nano e il suo staff ci stavano impantanando: non sappiamo fare niente, non sappiamo governare, siamo fermi, ma impediremo a chiunque di farlo al nostro posto. Questo sembrava il loro motto. E cosi l’Italia e gli italiani, lentamente sprofondavano in un pozzo senza fine, costretti da anni a occuparsi di cose che non li interessavano minimamente, costretti ad una guerriglia di basso profilo per difendere quello che ritenevano essere il loro paese. 


QUALE ANTI-BERLUSCONISMO? Perché l’anti-Berlusconismo è un’altra delle barzellette costruite in questi anni da questo Governo di propaganda: non eravamo noi ad avere un’ ossessione per il nano, ma era lui che ci costringeva continuamente ad occuparci di lui, con una presenza pervasiva, su ogni media, in ogni settore, ad ogni ora. Non a caso nell’ormai lontano 2008, poco dopo il suo trionfo elettorale, creai il gruppo di Facebook  “Basta, non sono io che odio Berlusconi è lui che mi perseguita”. Avrei fatto volentieri a meno di Berlusconi in questi anni, ma me ne sono dovuto occupare, perché occupava la mia vita, i miei spazi e dettava in modo negativo il vivere “a-sociale” di questo paese.



SI TORNA A RESPIRARE - La prova di quello che dico potrebbe stare proprio in quello che sta succedendo in questi giorni. Appena è sceso dal cavallo, appena i media, la maggior parte dei quali sono occupati da personaggi di poco valore da lui piazzati per diffondere il suo “verbo”, hanno smesso di seguire ogni suo battito di ciglio, tutti lo hanno dimenticato come fosse un reperto archeologico, distante secoli fa. Nessuno sente la sua mancanza, anzi, le sue dimissioni sono state accolte quasi come una liberazione.


ROVINATI DALLA MEDIOCRITA' - Perché quello è stato: una liberazione. Da uno Stato oppressore, mai come in questo caso vanno rispolverate vecchie parole, usate spesso come slogan, ma che davvero rappresentano quello che stava succedendo. Tutto quello che hanno toccato hanno rovinato, persino il capo della protezione civile Bertolaso, che con Veltroni sindaco di Roma dava bella prova delle sue capacità durante i funerali di Papa Wojtyla, è stato invischiato in storie di donnine e appalti poco chiari. O per esempio il Tg1, il telegiornale delle istituzioni, trasformato in una barzelletta da Minzolini, con un calo di ascolti, di credibilità e anche di pubblicità, vertiginoso. E cosi per l’economia, lo sport e qualsiasi altra categoria. 


INCAPACI AL POTERE, QUALE MERITOCRAZIA? Quando tu affidi la guida di un paese, dei suoi posti di responsabilità, quando affidi gli appalti, 
l’informazione, a persone che hanno come unico requisito quello di essere parte della tua “cricca”, senza valutare i loro meriti, le loro reali capacità o meno, affossi un paese. Tanto più che sono sempre i più mediocri quelli che si affidano a raccomandazioni, tangenti, giochi di potere, per conseguire i loro obiettivi. Con i più capaci e onesti, che in un sistema del genere sono costretti a farsi da parte.


UNA PAGINA NUOVA - Ora vogliamo voltare pagina. Vogliamo pensare al futuro. Con un paese da ricostruire, moralmente e economicamente, con nuove sfide e nuove categorie di pensiero, che possono aiutarci ad affrontare meglio questa sfida. Senza, però, mai voltarci indietro.   


lunedì 7 novembre 2011

RIDIAMO IL POTERE AI CITTADINI....

Mai al voto con questa legge elettorale....

sabato 5 novembre 2011

L'ITALIA CHE CROLLA...


Un'altra tragedia annunciata. Come tante altre. Come le persone che sono rimaste intrappolate sotto le macerie del Palazzo di Barletta. Un palazzo traballante, con gli inquilini che continuavano a chiedere rassicurazioni e gli operatori che gliele davano. Solo a parole però. Senza verificare con la giusta competenza e intelligenza se quell'allarme era giustificato o meno. E cosi, amici, parenti, genitori o figli, piangono la morte di cinque persone.


Poche settimane dopo altre lacrime. E altro sangue. Dieci le vittime finora accertate, tre ancora i dispersi, dell'alluvione che ha colpito le Cinque Terre. Uno "tsunami", che in certe immagini ha ricordato quelle viste pochi mesi fa in Giappone. Volendo essere benevoli, si può dire di avere assistito ad un evento eccezionale, non prevedibile. Tralasciando in questo modo tutte le problematiche relative a un territorio mal gestito, ai dubbi dei cittadini sulla gestione della diga “a valle” e sull'incuria legata alla cura dell'ambiente, nel rispetto della natura. 

E cosi solo dieci giorni dopo, ci troviamo già a piangere altre vittime. Questa volta annunciate. La “lezione” della natura dei giorni precedenti, sembrava avere sortito gli effetti giusti: riunioni tra i sindaci della zona, proclamazione dello Stato di Allerta 2 dalla Protezione Civile, evacuate duemila persone nelle zone colpite. Già nelle zone colpite. Ma la natura non risponde alle leggi matematiche che gli uomini gli vogliono appioppare: se dieci giorni prima le piogge monsoniche colpiscono da una parte, non è detto che si ripetano nello stesso luogo. Una banale verità, che è costata cara a Genova. 

La tragedia si è spostata di qualche chilometro. “Un evento imprevedibile” - afferma il sindaco Marta Vincenzi, ricalcando le orme del sindaco di Roma Alemanno, anche lui in cerca di scuse per la morte di un cittadino durante il recente alluvione che ha colpito la capitale. Eppure il capoluogo ligure non è nuovo a questo genere di eventi, che sono capitati nel 1970, e anche lo scorso anno. Una tragedia che poteva, quindi, essere prevenuta. Sarà vero che è successo tutto in un quarto d'ora, un tempo che ha reso inutile ogni monitoraggio del livello delle acque, ma le scuole potevano essere chiuse e la gente invitata a rimanere in casa. 

Certo, non tutti avrebbero seguito questo appello. Come visto dalle immagini della tragica alluvione di ieri, 4 novembre, le persone spesso non danno l'idea di rendersi conto dei pericoli. Molti stanno li a guardare un fiume che cresce tra le strade, o tentano di mettere in salvo le loro auto o i loro negozi, senza preoccuparsi di mettere in salvo sé stessi. Ma a quel punto la responsabilità di un'eventuale morte diventa tutta individuale e gli amministratori potrebbero dire, finalmente con una giusta ragione “Abbiamo fatto tutto il possibile”.



Quando la storia non insegna...        L'Alluvione del 2010..